La miniera

Non si tratta di una miniera, intesa in senso classico con estrazione di minerali, ma del luogo dove erano situate le officine principali della SPI, Società Petrolifera Italiana, alcuni capannoni, ora in disuso e in attesa di una riqualificazione. Nelle officine, ben attrezzate all'epoca del loro utilizzo, si sono formati diversi operai, fra cui mio padre, Ucedio, divenuto poi meccanico per auto e moto. La SPI erogava formazione e quindi istruzione per i suoi dipendenti, un motivo di miglioramento per i giovani del posto che si sono sempre sentiti orgogliosi di far parte di quella comunità. Direi un esempio anche oggi, per le molte aziende che vedono l'impiegato e l'operaio come un oggetto usa e getta.

Dalla miniera, situata nella vallata a sud di Neviano dei Rossi, all'altezza della chiesa, sale la strada per il borgo di Vallezza. Vallezza era al centro di una ampia area interessata dall'estrazione di petrolio, benzine leggere e gas. Nella foto una veduta della vallata.  

La SPI è sorta a Piacenza nel 1905 (inizialmente Accomandita Italiana Petroli Scotti & C) con un capitale di 500.000 lire, nel 1929 aveva un capitale sociale di 25.500.000 di lire.  Una bella cifra per il tempo. Le concessioni per l'estrazione erano principalmente in Emilia Romagna, a Vallezza, e la raffineria a Fornovo di Taro (PR) era a servizio della lavorazione di quanto estratto. Alcune concessioni riguardavano il comune di Sassuolo in provincia di Modena. Questo è il documento.

Il fondatore fu Luigi Scotti (Grand'Ufficiale) nato 1859, maestro elementare, e morto il 4 luglio 1933, quando  era presidente onorario della SPI.  La commemorazione tenuta da Don Cattabianchi, dopo il funerale svoltasi a Fontanellato il 6 luglio, ricorda le molteplici attività di L. Scotti,  "nel laborioso studio di ricerche sulle abitazioni delle primitive razze italiche nella zona padana e sulle iniziali coltivazioni del petrolio che dello Scotti fecero 'pioniere' nelle audaci imprese dell'esame del suolo italico". Come tratto da un articolo di un quotidiano (credo la Gazzetta di Parma) del 4 luglio 1933.

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